domenica 6 settembre 2009

Poletto: "La crisi, il laicismo le ferite di Torino"

http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/51811/

"Tante famiglie in autunno saranno a rischio. Siamo la capitale della carità. Lavoro, c'è più attenzione"


FLAVIO CORAZZA

Cardinale Poletto, lei è arrivato 10 anni fa sulla cattedra di San Massimo, e stasera celebrerà una messa alla Consolata alle 18,15. Com’è cambiata la città da allora?
«Dieci anni fa conoscevo questa città per sentito dire. Sia sul piano ecclesiale che civile. Giungevo da Asti, e avevo il cuore pieno di timore e tremore. Mi affidai al Signore, chiedendogli un aiuto speciale per lavorare in una città così importante, affascinante ma complessa. La prima preoccupazione fu di conoscere le varie realtà. Nel primo anno ho incontrato ciascun sacerdote e ho ascoltato i laici. E ho elaborato un piano ecclesiale che non avesse scadenza annuale ma decennale. Poi mi sono inserito in punta di piedi nella realtà civile e sociale, avviando un confronto fin dal Giubileo 2000 che è stata la prima occasione di dialogo. Invitai a un convegno 1200 persone rappresentative del territorio a Teatro Nuovo e mi misi in ascolto. Da quella esperienza costituii un forum permanente con la società. Da allora riunisco qui da me due volte l’anno per un pomeriggio 14 persone rappresentative. Rispetto a 10 anni fa la città è cresciuta molto nell’attenzione alle povertà e alle problematiche connesse al lavoro: nella diocesi ci sono 600 centri di ascolto per dare aiuto ai poveri. Ho ascoltato lavoratori e imprenditori in decine di crisi aziendali, per incoraggiare la ricerca di soluzioni positive».

Insediandosi, disse che Torino aveva delle ferite aperte: sono rimarginate e se ne sono aperte altre?
«Oggi c’è la grande ferita aperta e sanguinante che la crisi finanziaria mondiale provoca in migliaia di famiglie. Cassintegrati, operai in mobilità, licenziati: molte famiglie che prima vivevano decorosamente con due stipendi ora sono magari senza reddito o con salari ridotti. Mentre il mutuo casa e la rata per l’auto restano».

E la Chiesa, oltre a stare vicino a queste persone, che cosa fa in concreto?
«Io cerco di aiutare i poveri grazie a una mia San Vincenzo, che ho trovato già organizzata. Ricevo tutti i giorni, anche oggi, tante richieste di aiuto. Per fortuna la San Vincenzo è strutturata in modo da andare a domicilio per verificare come dare aiuto nei limiti del possibile».

Quello che inizia potrebbe essere un autunno molto difficile per tanti, con decine di aziende che potrebbero non riaprire. E’ la situazione peggiore che ha vissuto?
«No, il momento peggiore fu quando si temeva che la Fiat non ce la facesse e potesse chiudere o fallire. Allora era peggio di oggi, con decine di migliaia di famiglie a rischio. Per fortuna Umberto Agnelli, succeduto al fratello Avvocato al timone della Fiat, prese la decisione giusta, investendo sull’auto. Da lì la svolta e poi l’arrivo di Marchionne e lo slancio degli ultimi anni. Il dialogo con la nuova dirigenza è meno formale di un tempo, e si entra spesso nel concreto».

Papa Wojtyla chiudendo la messa per il centenario della morte di don Bosco in piazza Maria Ausiliatrice nel 1988 invitò energicamente Torino a «convertirsi». La città si è convertita?
«Il Papa a pranzo manifestò un problema, e quell’invito forse nacque in quel contesto».

Che problema?
«Chiese a noi vescovi presenti: come mai una città così ricca di santi è anche così laica? Noi dicemmo: Santità, non pensiamo a nessuna causa particolare. E’ il frutto della storia passata, che ha lasciato tracce di laicismo poi consolidate. Io credo che tutti abbiano sempre bisogno di conversione. Il Papa, forse, avrà voluto dire: sono qui per ricordarvelo, e per invitarvi a non cancellare l’eredità dei santi. Da allora la situazione è migliorata. Ci sono ancora atei e gente che combatte i valori religiosi, ma ci sono più rispetto e considerazione nei confronti della realtà ecclesiale. Il clima di dialogo, pur su posizioni diverse, è sempre cresciuto».

Proprio a lei, per due anni e mezzo prete operaio autorizzato dal vescovo a Casale, è toccato celebrare i funerali dei 7 morti della Thyssen, la più grande tragedia del mondo del lavoro dell’Italia moderna. C’è stato un momento in cui ci si è scordati dei problemi dei lavoratori?
«Qui l’industria manifatturiera ha avuto e ha ancora grande spazio rispetto ad altri posti, ed è ben viva l’attenzione alle problematiche del mondo del lavoro. Indubbiamente quando capitano certe disgrazie le coscienze sono interrogate con più forza. Ancor prima della strage di dicembre, a giugno per San Giovanni, presi posizione contro la proprietà di quella fabbrica che aveva annunciato la chiusura per trasferire a Terni i dipendenti. Quando un’industria per qualche decennio ha insediato un suo stabilimento in un territorio ritengo abbia doveri di riconoscenza verso il territorio stesso. Questo concetto si è fatto strada, si veda quanto accaduto alla Indesit».

Ma è stato fatto qualcosa per migliorare la vita nei luoghi di lavoro? Anche l’Osservatore Romano ha a lungo tenuto la conta del numero dei morti sul lavoro, poi ha lasciato perdere.
«La prima cosa da fare, soprattutto nel campo dell’edilizia che ha il primato delle vittime, è la sicurezza della salute e della vita dei dipendenti. E lì le cose vanno migliorando. A Casale si muore ancora per il mesotelioma provocato dall’amianto della Eternit. Però ho anche visto come segni di progresso tre realtà produttive di Mirafiori - la linea della Grande Punto, il Centro Design e il Centro Produzione Abarth - che Marchionne mi ha chiamato a benedire di recente. Questi luoghi sono strutturati con un’attenzione particolare verso le persone».

Torino è ancora una città che fa carità, coltiva speranza e ha fiducia?
«Che faccia carità è fuori discussione, è la città della carità. Nessuna grande città ha strutture e disponibilità come la nostra. Vuole un esempio? Al Cottolengo c’è una donna di 86 anni, piccola di statura, che è stata portata lì quando ne aveva 6, e da allora non s’è mai mossa da questo luogo di carità. Realtà e storie come questa contagiano l’intera città, dai santi sociali ai giorni nostri. Un giorno Chiamparino mi ha detto: se tutte le parrocchie improvvisamente chiudessero io non saprei come tenere in piedi Torino. E’ un riconoscimento che il sindaco fa al grande ruolo della Chiesa nella città. Quanto alla fede, se guardiamo alla partecipazione alle messe domenicali siamo purtroppo a livelli molto bassi».

Dieci per cento?
«Circa, con situazioni a macchia di leopardo, da zone con il 2-3% al 10%, ma nei paesi si arriva anche al 40. Ma la fede non si può misurare solo così. Tanti tornano a messa al paese d’origine. Ma per fortuna quelli che vanno a messa sono più convinti di una volta. Quanto alla fiducia, certo non è periodo buono, con questa brutta botta della crisi… Molti si sono ritrovati a condizioni di vita che ritenevano superate, ma il mio messaggio è che bisogna credere alla Provvidenza. Il Padre celeste ci farà senz’altro uscire da questa brutta situazione».

E la crisi delle vocazioni?
«Non posso negarla. Il card. Fossati ordinava anche 30 sacerdoti l’anno, io uno-due se va bene. Il record è stato nove. Ma le vocazioni sono migliorate in qualità. Oggi quasi tutti i giovani che entrano in seminario hanno il diploma di maturità e la loro formazione è accurata».

Costruzione della moschea e sistemazione dei profughi, due casi aperti. Come risolverli?
«La Chiesa è per favorire l’accoglienza. Il diritto a emigrare è sacrosanto, ne hanno usufruito anche gli italiani. Ma sempre nel rispetto delle leggi e della legalità. Chi viene da noi per migliorare il tenore di vita deve avere la possibilità di trovare un lavoro e una vita decorosa. Quanto alla moschea penso che i musulmani abbiano diritto a un luogo di preghiera, ma secondo me deve passare ancora un po’ di tempo per costruire un minareto accanto a un campanile. Torino non è pronta. Nulla in contrario invece alle sale di preghiera, non li dobbiamo costringere a pregare in piazza».

La critica che l’ha ferita di più in questi 10 anni forse è stata per la costruzione della chiesa del Santo Volto, vero?
«Sì. Ho accettato le critiche ma sono andato avanti lo stesso anche perché avevo fatto una consultazione con il clero impegnandomi in anticipo ad accettarne l’esito. Il risultato fu un incoraggiamento ad andare avanti. Ora possiamo constatare che nel complesso del Santo Volto firmato da un architetto di fama come Mario Botta abbiamo realizzato una chiesa per una parrocchia di 13 mila abitanti, gli uffici della curia metropolitana, un centro congressi per 700 posti con un grande foyer e due piani di parcheggi. Il tutto senza chiedere offerte ai sacerdoti o ai fedeli, ma con il contributo di enti e fondazioni bancarie e con risparmi interni. Senza far debiti o intaccare le riserve diocesane».

E il momento più bello?
«La chiusura delle missioni diocesane, con 7 mila fedeli torinesi al pellegrinaggio e all’udienza del Papa per concludere l’anno di redditio fidei. Lì il Santo Padre annunciò l’Ostensione della Sindone dell’anno prossimo e ci promise che verrà a Torino».

Che ricaduta avrà sulla città l’Ostensione?
«Spero molto positiva. All’inizio pensavo di attendere ancora qualche anno, poi ho accolto le tante richieste ricevute anche per far vedere la Sindone dopo il restauro del 2002. Credo che la presenza della Sindone a Torino sia il segno che la città è benedetta da Dio».

Come sono i rapporti con gli enti locali?
«Con il Comune non ci sono mai stati contrasti, con la Regione - perché ha competenze diverse che abbracciano il campo sanitario e quindi anche etico - ci sono state a volte prese di posizione divergenti, ma sempre con rispetto delle persone».

Il pregio dei torinesi?
«Sono molto sensibili al rispetto delle istituzioni, forse retaggio dell’eredità sabauda. Pensano che le istituzioni, Chiesa compresa, sono cose serie. Con il passare degli anni ho scoperto una Torino migliore di quella che conoscevo prima».

E il difetto?
«Come potrei guardare la pagliuzza nell’occhio di gente che mi ha accolto così bene, senza prima vedere i miei limiti?».

venerdì 4 settembre 2009

Casale, prosegue la bonifica dell'amianto

http://www.valenza.it/index.php?pag=notizia&id=18222

Come si ricorderà nel 1997 il Ministero dell'Ambiente aveva identificato come “area critica di Casale Monferrato” il territorio corrispondente al perimetro dei 48 Comuni della circoscrizione dell'ex USL 76 corrispondente ad un'area di 738 Km2 e interessati alla bonifica di materiali contenenti amianto.Una stima previsionale fatta allora aveva dato come risultato 1 milione di metri quadrati di materiale da rimuovere.
Le bonifiche sono iniziate sul patrimonio pubblico nel 1998 e sulle proprietà private nel 2005.Per quanto riguarda il patrimonio pubblico tra il 1998 e il 2007 sono stati bonificati in totale 125.000 mq. di coperture in cemento-amianto.
La gestione invece della bonifica di coperture private organizzata dal Comune di Casale, si esplica mediante bandi a periodicità biennale che incentivano la rimozione mediante contributi da erogare ai cittadini a parziale rimborso (max. 50%) delle spese sostenute, per 30 Euro al mq.
Le bonifiche poi vengono distribuite nel tempo in un periodo di almeno 5 anni, finanziando le richieste a partire dalle situazioni a maggior punteggio di rischio. Per il bando del 2005 sono sono state presentate 1085 domande per mq. 489.301,19 mentre per il bando del 2007 le domande presentate sono state 549 per mq. 291.154,94 che sommati a quelli del 2005 e a quelli del patrimonio pubblico portano a circa 905.000 il totale generale dei metri quadrati contenenti amianto dei quali 315.000 sono già stati “trattati”. Su questi dati finora presi in esame si inseriscono quelli recentissimi relativi al terzo bando del 2009 per il quale sono state presentate 491 domande per un totale di circa 245.000 mq. portando così il totale dei mq. a 1.150.000.
L'impegno finanziario per questi tre bandi ammonta a 26,4 milioni di Euro. Per le coperture è stato necessario redigere una graduatoria assegnando un punteggio alle richieste che tiene conto del maggior indice di rischio. Con i fondi attualmente a disposizione per il bando 2009 potranno essere finanziate le richieste con punteggio pari o maggiore di 15. Contestualmente sono state revisionate le graduatorie precedenti: con i fondi attualmente a disposizione potranno essere finanziate le richieste del bando 2005 con punteggio di 12 e del bando 2007 con punteggio di 14. “Calcolando il delta tra le domande presentate nel 2005 (1085) e quelle presentate nel 2007 (549) ritenevamo di trovarci di fronte ad un trend fortemente in calo” è stato il commento dell'assessore all'ambiente Vito De Luca.
“Invece il numero di domande (491) pervenuteci con il terzo bando ci fa pensare di non essere così vicini ad una soluzione del problema. Poiché nel programma di governo di questa amministrazione è stato scritto a chiare lettere di voler portare a termine la totale bonifica da amianto, mi auspico di avere dai soggetti pubblici e privati la più ampia collaborazione per estirpare questo male che ha così pesantemente segnato la nostra Città e i suoi cittadini. Esorto quindi tutti a segnalare quanto prima contattando lo Sportello Unico Amianto del Comune (0142-444.211) ogni residuo ancora giacente di amianto per poterci dotare in maniera definitiva dei finanziamenti necessari per raggiungere questo traguardo tanto auspicato” ha concluso De Luca.

sabato 1 agosto 2009

A DICEMBRE IL VIA AL PROCESSO AI DUE MAGNATI DELL’AMIANTO

http://www.mediapolitika.com/wordpress/archives/3254

IL PROCESSO - Forse per 2191 morti sarà fatta giustizia. Grazie ad una decisione epocale nel genere, il gup Cristina Palmesino ha rinviato a giudizio i due magnati dell’ amianto, il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny e l’anziano barone belga Jean Louis De Cartier De Marchienne, chiamati in causa per l’ operato delle fabbriche Eternit di Casale Monferrato, Cavagnolo, Rubiera, Bagnoli.
I due imputati saranno processati a partire dal 10 dicembre di quest’anno per i seguenti capi d’accusa: omissione dolosa di cautele e misure di protezione e disastro doloso. Una vera e propria carneficina non solo per i lavoratori impegnati negli stabilimenti incriminati, ma anche per i residenti delle zone adiacenti alle fabbriche.
2289 le persone offese nel capo d’accusa: una mobilitazione generale che ha coinvolto le tre regioni interessate, Piemonte, Emilia Romagna e Campania, le province di Torino e Alessandria, i comuni piemontesi di Casale e Cavagnolo e il comune emiliano di Rubiera. Insieme ad alcune sigle di sindacati come Cgil e Cisl e alle associazioni quali il Codacons, Legambiente, Medicina democratica, l’Associazione familiari vittime amianto Casale e l’Associazione italiana esposti amianto.
L’AMIANTO - L’amianto, da sempre utilizzato in Italia nelle attività di coibentazione e della produzione di manufatti in cemento-amianto e messo al bando soltanto nel 1992, ha fatto sì che, a partire dal 1983 il numero delle vittime della zona in questione e quello dei malati, aumentasse inesorabilmente anno dopo anno. L’inalazione dell’amianto causa infatti la comparsa di mesoteliomi, ossia il tumore della pleura provocato selettivamente proprio da questo materiali, e altri casi di tumori ai polmoni, esofago, laringe. Le malattie però non colpiscono soltanto i lavoratori direttamente coinvolti nella produzione, ma anche coloro i quali vengano esposti a contatti ambientali e domestici.
Il processo che si aprirà a dicembre sarà quindi un passo importante perché sotto accusa saranno posti i magnati delle multinazionali, coloro i quali riescono spesso ad arginare controlli e a porre in secondo piano non sola la sicurezza degli operai, ma anche quella dei cittadini e dell’ambiente, causando dei veri e propri disastri umani ed ecologici. Un processo atteso con impazienza e la cui sentenza potrebbe rappresentare una rivoluzione nel mondo giuridico.

mercoledì 27 maggio 2009

Avviata oggi a Siena sul primo paziente una nuova possibile cura per il mesotelioma pleurico.


http://www.ilmonferrato.it/articolo_attualita'.php?ARTICLE=e69b3dace6b071023dd91dcb237a2ac7

Dall'ufficio stampa del Policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena riceviamo e pubblichiamo

Trattato oggi a Siena il primo paziente al mondo con una nuova possibile cura per il mesotelioma pleurico. L’importante traguardo è stato raggiunto dall’U.O.C. Immunoterapia Oncologica del policlinico Santa Maria alle Scotte, diretta dal dottor Michele Maio, unico reparto in Italia di oncologia medica dedicato alla terapia immunologica e biologica del cancro, su cui ha investito molto la Regione Toscana anche attraverso l’Istituto Toscano Tumori.

«Si tratta di un anticorpo monoclonale – spiega Maio – che stiamo già sperimentando con risultati promettenti in altri tumori dell’uomo e che ora, per la prima volta, viene impiegato per combattere questa malattia, ad alto impatto sociale in quanto direttamente correlata all’esposizione ambientale e professionale all’amianto».

Lo studio senese è di fase due e coinvolgerà ventinove pazienti provenienti da tutta Italia con specifiche caratteristiche cliniche e biologiche, selezionati anche dal Gruppo Italiano per il Mesotelioma presieduto dal dottor Luciano Mutti, di cui fa parte l’èquipe diretta dal dottor Maio.

«La molecola che stiamo utilizzando è in grado di ‘togliere il freno’ al sistema immunitario – aggiunge Maio – bloccando anche l’attività di una popolazione specifica di linfociti che ne regola fisiologicamente l’attività. In questo modo viene fortemente potenziata la risposta immunitaria al tumore. L’immunoterapia può quindi rappresentare una strategia terapeutica promettente perchè per il mesotelioma, le tre armi comunemente usate contro il cancro e cioè chirurgia, radioterapia e chemioterapia non sono particolarmente efficaci poichè, nella maggioranza dei casi, la malattia viene identificata solo in fase avanzata».

Il progetto clinico appena avviato è frutto di un lungo e complesso lavoro di ricerca di laboratorio, svolto anche in collaborazione con il Centro di Riferimento Oncologico di Aviano e reso possibile grazie a specifici finanziamenti assegnati negli anni scorsi all’équipe del dottor Maio dalla Fondazione Buzzi Unicem di Casale Monferrato che sostiene progetti e interventi per la diagnosi e cura di questa malattia che, in alcune aree italiane, ha una frequenza di nuovi casi di 10-15 volte superiore rispetto al resto della popolazione, con circa 1500 nuovi casi all’anno e che, si prevede, avrà un picco d’incidenza tra il 2020 e il 2025.

«Lo studio – conclude Maio – terminerà nel 2011 e, in caso di risultati positivi, passerà alla fase tre, coinvolgendo diverse centinaia di pazienti non solo in Italia ma anche all’estero. La ricerca di nuove e più efficaci terapie per il trattamento del mesotelioma è infatti un’esigenza sentita sia nei Paesi industrializzati che in quelli in via di sviluppo».

venerdì 22 maggio 2009

Per l'amianto cinque miliardi di risarcimenti danni. Senza contare le bonifiche

http://www.ilmonferrato.it/articolo_attualita'.php?ARTICLE=9b5a577d911aa6a71f7c78a8ad740675

Il comitato regionale INPS ieri mattina - giovedì - ha votato all’unanimità (con la sola astensione dei rappresentanti di Confindustria) l’ordine del giorno che invita la Direzione Nazionale dell’Istituto alla costituzione di parte civile nel processo amianto che si sta istruendo a Torino allo scopo di ottenere il risarcimento delle spese sostenute a causa dell’amianto.
Un mare di soldi per pagare le indennità ai lavoratori che hanno svolto un’attività riconosciuta estremamente pericolosa e usurante per la salute, soldi dei cittadini che adesso l’INPS vuole indietro dagli eventuali responsabili.
Lo rende noto Bruno Pesce, componente del comitato regionale dell’INPS ma anche coordinatore del Comitato Vertenza Amianto e - da decine di anni ormai - in prima linea nella lotta contro la fibra killer.
E la costituzione dell’INPS - che sarà formalizzata probabilmente nell’udienza di lunedì prossimo, 25 maggio - sarà pesante in quanto i suoi avvocati hanno anticipato che si aggirerà attorno ai tre miliardi di euro.
Complessivamente il risarcimento richiesto sarà di oltre cinque miliardi di euro, una cifra enorme.
Vanno infatti considerati anche i 250 milioni di euro che intende chiedere l’INAIL, e quelle avanzate da ognuna delle singole parti lese: dagli 800mila euro al milione, spiegano i legali che significa un conto da circa 2,5 miliardi di euro, visto che le vittime dell’Eternit in Italia sono state complessivamente finora 2889.
E le spese per le bonifiche?
Vanno poi aggiunte le spese sostenute da Comuni, Province e Regioni per le bonifiche ambientali, indispensabili per azzerare il rischio amianto, tutt’oggi.
Si parla di altre centinaia di milioni di euro considerata l’enorme quantità di manufatti in cemento-amianto ancora oggi presenti in Italia.
Rimozioni, smaltimento, costruzione di discariche tutte spese causate dall’amianto.
Non si è ancora costituito invece- per ora - lo Stato italiano.
Le udienze preliminari
Le udienze riprenderanno lunedì 25 maggio e associazioni e sindacati stanno organizzando la trasferta. Quasi tre i pullman già costituiti ieri pomeriggio - giovedì - ma chi volesse partecipare è invitato a mettersi in contatto con le sedi sindacali.
L’udienza di lunedì
Nell’udienza di lunedì prima interverrà la difesa degli indagati (lo svizzero Stephan Schmidheiny e il belga Cartier) che presenterà opposizione alle ultime costituzioni da parte di alcune associazioni, poi la Procura replicherà e il giudice potrebbe cominciare comunicare le proprie decisioni in merito alle costituzioni di parte civile o - più probabilmente - si limiterà a comunicare come intende procedere.
Le udienze preliminari sono già fissate fino al 27 di luglio, ma «si spera che non sia necessario giungere fino a tale data e che si possa procedere con il rinvio a giudizio al più presto», dice Pesce, che sottolinea che la costituzione di parte civile è stata sospesa proprio per evitare di tirare alle lunghe questa fase preliminare.
L’auspicio delle parti lese è naturalmente che vengano accolte le richieste della Procura soprattutto per il «disastro ambientale doloso ancora in attualità perché il polverino è tuttora i giro e i responsabili non hanno mai detto nulla neanche dopo la legge del 1992 che ha messo al bando l’amianto; nessuno si è sentito in dovere in dover di lanciare l’allarme, pur sapendo che c’era in essere un rischio estremamente grave».
Uno snodo fondamentale per evitare la prescrizione; a quel punto i tempi lunghi del processo non inciderebbero più di tanto.
Massimiliano Francia

martedì 19 maggio 2009

Processo Eternit, numerose parti civili chiedono di costituirsi a Torino

http://www.lanuovaecologia.it/view.php?id=10990&contenuto=Notizia

Numerose le richieste di costituzione di parte civile giunte al gip Cristina Palmesano, che non ha potuto sciogliere la riserva su chi ammettere e chi no. Sono circa 750 i malati e i parenti dei morti fra i lavoratori. Prossima udienza il 25 maggio

La Cassazione: «Danni morali per i disastri ambientali»


Ci sono persino un paio di enti per la protezione degli animali fra i soggetti pubblici e privati che vogliono salire sul treno del maxi-processo Eternit (due imputati per 2.889 parti lese) costituendosi parte civile. Le loro proposte sono state formalizzate, ieri a Torino, alla ripresa dell'udienza preliminare, e si sono aggiunte a uno sterminato elenco fatto di onlus, sindacati, organi territoriali, associazioni dalla Campania alla Venezia Giulia. Il lavoro del gup Cristina Palmesino è piuttosto complicato, tanto che non ha potuto sciogliere la riserva su chi ammettere e chi no: le richieste arrivano in cancelleria di continuo, fuori udienza, e altre ancora se ne attendono fino al prossimo appuntamento, fissato per il 25 maggio.

Fra le parti civili ci sono ovviamente circa 750 malati di amianto e parenti dei morti fra i lavoratori delle sedi Eternit di Casale Monferrato, Cavagnolo nel Torinese, Rubiera in Emilia, Bagnoli nei pressi di Napoli, tutelati spesso da comitati che da anni si battono per i loro diritti e che, con la loro opera, hanno fornito un contributo allo studio e alla conoscenza del fenomeno. Ma questa causa, che è la più grande mai celebrata in materia e viene seguita anche dal resto d'Europa, chiama tanti altri aspiranti protagonisti, accolti spesso dal sarcasmo degli avvocati difensori dei due imputati, il magnate elvetico Stephan Schmidheiny e il barone belga Jean Louis de Cartier: "Come è possibile - hanno detto - fare assurgere al rango di parte civile un ente rappresentato solo da un marito e una moglie?". Oggi le nuove richieste sono state una decina.

Alcune sono giunte da cittadini di Bagnoli. Il comune di Napoli non si è ancora costituito, anche se l'annuncio si trova già in cancelleria. L'avvocato Ezio Bonanni, legale di un certo numero di associazioni, nel corso dell'udienza ha preso la parola per anticipare che "se saremo ammessi chiederemo che lo Stato italiano venga citato come responsabile civile". Nei corridoi, davanti alle telecamere, si domanda perché proprio lo Stato non si sia costituito "visto che è il maggiore danneggiato", poi distribuisce un libro che illustra il contenuto del suo ricorso alla Corte dei diritti dell'uomo, a Strasburgo. L'Inps, che pare ipotizzi danni per miliardi, sta valutando la possibilità di presentarsi.

martedì 5 maggio 2009

Eternit SpA

http://iltempo.ilsole24ore.com/latina/2009/05/05/1020312-eternit_anche_pontino_vittime.shtml

«Eternit Spa», anche un pontino tra le vittime
Anche un pontino, che si era trasferito a Torino per lavoro, tra le persone offese nell'ambito del procedimento a carico dei responsabili della gestione della Eternit s.p.a.

«Come Osservatorio Nazionale Amianto - sostiene l'avvocato Bonanni - siamo costituiti a Torino contro i due magnati svizzeri, Ernest Schmidheiny Stephan e Louis De Cartier De Marchienne. L'accusa è sostenuta dal procuratore Guariniello.
Ipotizzati due reati non contro la persona ma contro l'incolumità pubblica. I due hanno fatto una proposta transattiva offrendo per ogni deceduto circa 50mila euro. Naturalmente l'Osservatorio e la singola famiglia della provincia di Latina non accetteranno alcuna ipotesi transattiva, anzi chiederanno di poter ipotizzare il reato di strage».
È in piedi anche una seconda indagine, sempre affidata al procuratore Guariniello, dove ci sarebbe già l'elenco di altre centinaia di deceduti. «Chiederemo pure un monitoraggio per la provincia di Latina» conclude Bonanni.
Ale.Fre.